Se non vi piace il prompt di bash…

…sapete perfettamente che si può cambiare, fino ad oggi l’ho considerato “poco” utile cambiare ciò che già avevo, troppo sbatto, e non ne vedevo l’utilità.
Fino a quando (e mi era capitato già in passato) non ho rischiato di operare sul mio client invece che tramite ssh su una macchina virtuale.

Assodato che nessuno è perfetto e tutti si sbaglia di tanto in tanto, il modo migliore per evitare gli errori non è solo imparare, ma anche trovare metodi per pararsi il culo. Backup frequenti, lavorare sempre su delle copie quando possibile, non fare certe operazioni prima di farne altre, controllare sempre due volte dove si è collegati etc, tutte cose importanti quando si lavora, c’è anche da dire che qualche volta fretta o altre cose per la mente ci tendono a far scordare alcune di queste operazioni. Quindi il metodo migliore è far recepire VISIVAMENTE dove ci si trova, da qui l’idea di usare i prompt colorati.

Personalmente io uso la tranquillissima gterm di Ubuntu, sfondo bianco (personalizzato, ma pur sempre bianco si può definire, e che qualuno critica perchè “è uno standard che sia nera la shell”) e mi stanno bene i colori di default, l’esigenza era di cambiare colore quando mi trovassi con un terminale ALTROVE, che sia questa un ssh su un macchina virtuale o sul mio serverino di casa. Assodato che operare su gterm in base a dove mi collegavo sembrava un pochino complesso, così come sembra che ssh (e parlo di ssh client, non putty, non altri tool) non supporti la possibilità di cambiare colore al testo quando si è collegati (e dico SEMBRA, potrei sbagliarmi) allora chiedendo consiglio a Zhortan ne sono uscito con un modifica al .bashrc, rendedo rossi i prompt delle macchine virtuali (ho fatto la modifica sull’immagine che uso come master da cui clono tutte le altre) e verde quello del server casalingo, con questa semplice modifica (x il verde) sulle macchine remote, cercate questo testo:
if [ "$color_prompt" = yes ]; then
PS1='${debian_chroot:+($debian_chroot)}\[33[01;32m\]\u@\h\[33[00m\]:\[33[01;34m\]\w\[33[00m\]\$ '
else
PS1='${debian_chroot:+($debian_chroot)}\u@\h:\w\$ '
fi

e sostituitelo con questo:
#if [ "$color_prompt" = yes ]; then
PS1='${debian_chroot:+($debian_chroot)}\[33[00;32m\]\u@\h\[33[00m\]:\[33[00;32m\]\w\[33[00m\]\$ '
#else
# PS1='${debian_chroot:+($debian_chroot)}\u@\h:\w\$ '
#fi

L’approccio che ho tenuto si potrebbe definire poco conservativo, in quanto elimina anche un controllo se volete o meno i colori sulle shell, però funziona senza troppe storie, e non dovrebbe creare troppi problemi.

La soluzione più elegante sarebbe individuare da locale quando si è collegati in remoto ed agire di conseguenza, come fanno alcuni client (tipo putty), e rendere questa personalizzazzione in base ai gusti dell’utente. Ma già così non va poi tanto male.

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