How-To: Domino 8 su Ubuntu 7.04 server (virtualizzata)

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Le inevitabili e giuste premesse: su Linux sono ancora un principante, e seppure di Domino qualcosa ne sappia non ho esperienza con piattaforme diverse da Windows. Per questo post mi sono rifatto a diverse guide presenti sul web, quasi tutte complete tranne che per qualche dettaglio. E no, non ho scritto male nel titolo, ho usato feisty e non gutsy in quanto non avevo ancora una VM pronta sottomano per la 7.10, e non ho provato nemmeno con le versioni precedenti.

Caratteristiche della VM

5 GB e rotti di HD, vmware tools compilati e installati (anche se in modalità console non fungono le schifezzine grafiche come il focus del mouse etc..), aggiornata con gli update di qualche giorno fa, 394 MB di RAM, 1 processore, 1 ethernet in bridged mode. La macchina per lo più era gia pronta, se andate sul VMTN la trovate senza difficoltà. Per intenderci la faccio girare senza troppe noie sul mio laptop.

Vi consiglio VIVAMENTE di non prendere ed usare direttamente la macchina del VMTN, ma farci qualche “modifica”, alcune di queste le trovate anche nei post qui (cambio nome utente, cambio PWD, modifiche al networking, etc).

Prerequisiti

Il più importante non l’avrete mai, non oggi nè nel prossimo futuro, ovvero che Ubuntu fra gli OS supported da Lotus Domino, ve lo dirà anche in installazione che da quel punto di vista non siete a posto, ma vi lascerà procedere comunque.

Poi ci sono una serie di paccheti da installare, io li ho installati in modo ignorante, trovate 3 guide che mi dicevano di farlo, ho deciso di fidarmi:
sudo apt-get install libstdc[+][+]2[.]10-.*
sudo apt-get install libstdc++5
sudo apt-get install libxmu6
sudo apt-get install libxp6
sudo apt-get install libxp-java
sudo apt-get install libxtst6
sudo apt-get install gawk

Poi per far girare Domino è necessaria una utenza, così come per accedere alla sua “data”, e specifico che è un’utenza non privilegiata, ho trovato sensato questa opzione, è un’operazione sensata anche in Windows se fosse facilmente attuabile, ma non sempre lo è. Ovviamente per non privilegiata intendo non solo che non è un’utenza root ma non può nemmeno usare SUDO.
sudo adduser notes

Ovviamente sarà di conseguenza creato anche un gruppo con lo stesso nome, che vi sarà chiesto più avanti in installazione.
Consiglio vivamente di seguire la guida non fare copia incolla, usate un altro nome per l’utenza.

In ultimo ma non meno importante riabilitiamo l’utenza root:
sudo passwd root

Installare Domino

Niente di complesso, è un sh da lanciare come root, niente sudo, gli installer IBM non lo gradiscono (non che altri siano meno schizzinosi cmq). E a dirla tutta sarebbe consigliabile pure usare bash come shell, poichè la predefinita di Ubuntu sarebbe invece dash, ma questo è qualcosa che io non ho fatto (almeno in installazione) e ha funzionato comunque. Scegliete voi come buttare in piedi il tutto, masterizzate il tar, fate un’iso, share di rete o chissà che altro, non ha importanza, scompattatelo e lanciate install da terminale in questo modo:
./install -console

Durante l’installazione vi saranno poste alcune domande, rispondete con buon senso se volete, se non volete affari vostri, cmq non starò a spiegarvi con che opzioni installare Domino, tanto è un wizard stile next-next-next anche se su terminale. La parte che è giusto specificare è il fatto che vorrete effettuare una configurazione remota, per il quale vi lascerà un demone in ascolto per un “remote server setup”. Potreste anche lasciarlo non configurato, e scegliere manual, potrete sempre in futuro rilanciare il server in modalità “-listen” per configurarlo.

Configurare il server

Lanciate un remote server setup, gentilmente disponibile a tutti quelli che abbiano installato il client aministrativo (e l’opzione relativa). Niente note particolari, credo sia consigliabile lanciare il setup da una 8 client, io comunque l’ho fatto partire da una 7 e non mi ha dato noie.

Pulire la spazzatura

Abbiamo installato il server con successo (o almeno io l’ho fatto, spero altrettanto per voi), ed ora dobbiamo ripulire dalla spazzature che abbiamo lasciato sul sistema. Probabilmente io non sono un buon sistemista linux, in quanto “sudo” non mi disturba, non ha controindicazioni di sicurezza che possano essere dimostrate, è solo un modo diverso di vedere le cose, fin tanto che questo non dà noie tecniche e la distro è costruita apposta per usarlo, non trovo sbagliato usarlo. Pertanto bisogna sloggarsi da root e disabilitarlo nuovamente.

Inutile dire che personalmente vi consiglierei anche di togliere le eventuali cartelle di installazione/tar chicchessia avete spostato sulla macchina.

Script di avvio e start/stop

Useremo ancora gli script per Init anche se Ubuntu usa Upstart, a quanto pare c’è compatibilità, e io non saprei riscriverli, non completamente almeno. Io ho utilizzato questi con qualche modifica. Prendete SOLO lo script, e modificate di conseguenza i parametri e altre piccolezze, tipo:
#!/bin/sh

in
#!/bin/bash

e
su - $domino_user -c "cd ${data_dir}; cat ${passwd_file}|${bin_dir}/server" >> $output 2>&1 &

in
su - $domino_user -c "cd ${data_dir}; cat ${passwd_file}|${bin_dir}/server =/local/notesdata/notes.ini" >> $output 2>&1 &

Si sarebbe più elegante modificarlo in altro modo usanto le variabili nello script, ma siccome non ho ancora avuto modo di testarlo vi piazzo una patch da poveri. Quando avrò provato lo script modificato aggiornerò il post.

E copiatelo in /etc/init.d.

Ora aggiornate per l’avvio automatico di Domino
sudo update-rc.d domino defaults

Saltate il comando qui sopra se non volete l’avvio automatico allo startup della macchina

Ora loggate con l’utenza creata per domino, spostatevi nella directory corretta e avviate il server manualmente così:
server =/local/notesdata/notes.ini

Quittate appena avete visto che ha finito il classico “primo avvio”.

Test

Controllate il comportamento dell VM, testate i vari comandi e le funzioni, e divertitevi. Non dovrebbero presentarsi anomalie.

Grazie a:
http://ubuntuforums.org/showthread.php?t=110892

Desktux

S. Beatty Consulting

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